ARTICLES         INTERVIEWS         VIDEOS         PHOTOS         FEATURES



domenica 7 ottobre 2012

What are you fighting for?


La lotta è diventata un cliché della fotografia di moda.
Arthur Schulz fu il primo fotografo che fece dello lo sport e delle scene di combattimento a corpo libero un espediente per solleticare il voyeurismo dei fruitori, mostrando negli anni venti la nuda prestanza fisica di uomini possenti e vigorosi. A quasi un secolo di distanza, Bruce Weber, assoldando una folta schiera di giovani modelli, sembra aver aperto le porte di un ginnasio greco o di una confraternita che sta esplorando la propria forza e soprattutto la propria sessualità. E come non vedere negli abbracci e negli scontri presentati dai due fotografi l’ambigua alleanza e intimità tra uomini che “non ha nome… è una parola non detta”, celebrata da Walt Whitman in “Foglie d’erba” e che compare anche nei quadri di Thomas Eakins e Bruce Sargeant?
Esibendo corpi statuari e virili, ma dalla prossimità alquanto compromettente, e giocando sul filo dell’incertezza nella definizione dei ruoli e delle identità sessuali, il cortocircuito è avviato. Il pubblico di entrambi i sessi e di qualsivoglia orientamento è conquistato. Per tutti i fotografi che hanno recepito la lezione di Schulz e Weber, è una raffinata operazione di marketing dal successo assicurato.

Article: Leonardo Iuffrida
Transaltion: Alessandro Mancarella

The fight has become a cliché in fashion photography.
Arthur Schulz was the first photographer that tickled the voyeurism of the consumers, through sport and battle scenes, showing in the ‘20s the nude physical presence of powerful and strong men. After almost a century, Bruce Weber, hiring a group of young models, seems to open the doors of a Greek Gymnasium or a brotherhood that is exploring its own force and above all its sexuality. And it is pretty impossible not to see in the hugs and clashes showed by both photographers the ambiguous alliance and intimacy between men that “it is without name – it is a word unsaid”, celebrated by Walt Whitman in “Leaves of Grass” and appeared in Thomas Eakins and Bruce Sargeant’s paintings.
Showing off virile and statuesque bodies with a compromising nearness and playing on the uncertainty in the definition of roles and sexual identities causes a short circuit. This is the perfect way to conquer the public of both genders and of any orientation. For all the photographers that absorbed Schulz and Weber’s lesson, this is a refined operation of marketing with a certain success.

2 commenti: