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domenica 13 settembre 2009

Alice in Wonderland

Johnny Depp













Mark Ryden, "Allegory of the Four Elements"



Follia, nonsense, immaginazione allo stato puro. Non poteva esserci storia in cui Tim Burton potesse calarsi meglio. Da Marzo 2010 gli scenari del labirintico voyage di Alice ai quali ci ha abituato la Disney verrà marchiato dal grottesco tocco di Tim Burton. E il cappellaio matto non sarà solo un bizzarro burlone, ma uno stravagante Johnny Depp dal trucco psichedelico, uscito fuori dalle opere conturbanti e dolcemente sanguinarie di Ryden e Peck.
Già Annie Leibovitz aveva interpretato la favola di Carroll per Vogue, nel saggio di stile del dicembre del 2003. Mentre nel 2004 Gwen Stefani con “What you waiting for?” impersonava un’Alice aggressiva e sexy.
A cinque anni di distanza, stilisti e mostre hanno rispolverato il mondo surreale governato dalla regina di cuori, preparando uno dei più solidi palcoscenici per uno dei film e dei registi più chiacchierati dell’anno.
Per quanto riguarda le trasposizioni attuali, questa estate la Compagnia della Fortezza si è esibita in “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Ispirandosi allo stesso tema, il gruppo teatrale “Ilunatici”, con una performance ad alto tasso emozionale, si è esibito alla Galleria Gianni Testoni di Bologna, dove il fruitore è stato lentamente condotto alla caduta mentale nella tana del coniglio. In un nonluogo in cui lo spazio e il tempo si sono moltiplicati e scontrati provocando un totale senso di dispersione dei pensieri e da se stessi. La mostra da segnalare è invece quella organizzata dal Moma di New York dedicata al mondo onirico di Tim Burton, dal 22 novembre 2009 al 22 aprile 2010.
Ma perché Alice nel paese delle meraviglie è tanto attuale? Forse perché è la favola della fuga da un mondo tedioso e che non sentiamo più nostro, verso qualcuno o qualcosa che può portare in una dimensione fantastica? O parabola di questi tempi confusi, assurdi, privi di certezze, regole ed eroi?



di Leonardo Iuffrida

con la collaborazione di Alessandro Mancarella



The author
Charles Lutwidge Dodgson, ossia Lewis Carroll, non è solo un famoso scrittore, ma anche uno dei fotografi ritrattisti dell’ottocento più importanti della storia della fotografia, insieme a Nadar e all’inglese Julia Margaret Cameron. Quello che si conosce meno è soprattutto il piacere voyeristico di Carroll nell’osservare, scrutare, amare e quasi sfiorare queste giovani fanciulle, soggetti prediletti dei suoi scatti, attraverso l’utilizzo della macchina fotografica. Le bambine si trasformano così in giovani lolite dallo sguardo ambiguo e malizioso. Ma a parte questi contorni da gossip che definiscono la sua controversa figura, ciò che è importante da ricordare è che Lewis Carroll fu uno dei primi a sfruttare una delle grandi potenzialità del mezzo fotografico. Quello di riuscire ad avvicinare il sogno, dandogli credibilità e veridicità. Cosa che solo la fotografia ha il potere di fare. Come avviene con la fotografia di moda.

Lewis Carroll




testo di Leonardo Iuffrida


Pocket Watch
Se Tim Burton ha fornito una versione opalescente del cappellaio matto, Z Zegna sembra rivestirlo da perfetto gentiluomo, con ampio cappello, gilet e l’immancabile orologio da taschino, che nella storia, segna solo il giorno e il mese. Quest’ultimo è un complemento dell’abbigliamento maschile a cui si sta rivolgendo rinnovato interesse. Il Louvre ha da poco dedicato una mostra alla figura di Abraham-Louis Breguet, grande maestro orologiaio, i cui pezzi sono delle ingegnose opere d’arte di finissima gioielleria. Piccoli tesori da portare sempre con sé, appartenuti all’élite europea per oltre due secoli. Ma non bisogna essere dei parvenu dell’ottocento per poter indossare un orologio a cipolla. Ne esistono di diverse tipologie, con un design moderno e lineare, adatti anche alle tasche di giacche e cappotti dell’uomo contemporaneo. Attenzione a non essere accusati di ammazzare il tempo o sarete condannati a vivere bevendo tè, dicendo frasi senza senso, come il nostro cappellaio matto.

Z Zegna, S/S 2010


Z Zegna, S/S 2010


Breguet


*Orologio a cipolla, collezione privata di Leonardo Iuffrida




testo di Leonardo Iuffrida
*foto di Leonardo Iuffrida

The White Rabbit
“È tardi, è tardi!”sembra l’eco che rimbomba tra pagine di moda e sfilate. Ed ecco all’improvviso sbucare il bianconiglio che corre per le strade delle nostre città. Come accade con gli incantevoli accessori della Capsule Collection di Leitmotiv per Furla Talent Hub, usciti dal prodigioso cappello creativo dei talentuosi Fabio Sasso e Juan Caro. E anche noi ci trasformiamo in Alice, rincorrendo quel coniglio dall’allure dandy che compare vanitoso su un ombrello, nel grigiore di un pomeriggio di inverno. Ma appare il sole ed eccolo svanire, come da copione. Nel peregrinare urbano, ci si può imbattere anche nei fiori della storia, che confondono con il loro fascino, grazie alle giacche floreali di Frankie Morello o in una camicia dal taglio grafico che ricorda i fedeli sevitori della regina di cuori. E ritrovando la strada maestra due lunghe orecchie possono far capolino nella folla. Sono quelle dell’istrionico Marc Jacobs, che per questo autunno-inverno ha invaso di bunnygirls saltellanti casa Vuitton. Forse per ricordare che alla base della creatività e della moda c’è innanzitutto divertimento. Ma non sempre dietro gli occhi del bianconiglio si cela ingenuità. Basta osservare da vicino quelli fluorescenti di Ryden o l’aspetto spaventoso dell’iconico coniglio che perseguita Donnie Darko, e ora anche sua sorella nel film uscito ad Agosto, per temerlo. In ogni caso il coniglio, innocente o meno che sia, è la creatura intermediaria verso una dimensione parallela. Siete pronti a seguirlo?

Bianconiglio


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