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lunedì 15 novembre 2010

Laundry Service


In Italia si usa dire: "I panni sporchi si lavano in famiglia". Proverbio utilizzato per indicare che è bene non raccontare troppo agli estranei, per evitare critiche e maldicenze. Gli uomini alla moda invece la pensano diversamente e fanno della lavanderia il crocevia di giochi goliardici, effusioni al volo e incontri galeotti. Tutto allo scoperto, senza censure. Almeno così sembra stando a vedere le ultime campagne per l'autunno-inverno di Sisley e Diesel, senza dimenticare la sfilata di Kris Van Assche del 2008, che si conclude con atletici ragazzi, non proprio della porta accanto, letteralmente rimasti in mutande. Un richiamo ad una storica pubblicità della Levi’s, in cui un prestante modello depone tutti i suoi abiti nel cestello per un lavaggio strong, avviando una stravolgente centrifuga express di cuori e ormoni. Medesimo programma di detersione ad alta temperatura degli scatti bollenti di Jeff Burton, sempre per la campagna di Kris Van Assche.
Nel telefilm “Sex and the City” è in una lavanderia domestica che Miranda dichiara il suo amore per Steve, mentre in “Mangia, prega, ama” è in pubblico che il rapporto di Julia Roberts e James Franco viene messo sotto esame.
A pensarci bene non è poi così inusuale la scelta di questa location per la moda, dato che in questo non-luogo di passaggio lasciamo intravedere le nostre sgualcite armature quotidiane, trucchi e sostegni del nostro portamento, per tirarle a lucido a dovere. Esposti e vulnerabili diventiamo potenziali oggetto d’attenzione di qualche innato voyeur o di qualche giudice adulatore, che a due passi dalla nostra intimità, ma così lontano dal contatto, ci farà protagonisti di un gioco di involontario esibizionismo. E’ la messa in scena dell’esercizio della seduzione.

Article by Leonardo Iuffrida
Translation by Alessandro Mancarella

In Italy it is common to say: “Don’t wash your dirty linen in public”. A proverb used to remind that it is better not to confide too much to strangers, avoiding criticisms and slanders. On the other hand fashionable men think about it in a different way and so the laundry becomes a crossroads of student’s pranks, quick effusions and forbidden meetings. All is exposed, without any kind of censorship. At least this is what it seems considering Sisley and Diesel’s current fall/winter campaigns, without forgetting Kris Van Assche 2008 fashion show, which ended with athletic guys, not quite boys next door, left with their underwear only. This probably refers to a Levi’s memorable commercial, in which a portly model puts down all his clothes in the drum for a strong washing, starting up a twisting spin-drier of hearts and hormones. The same high heat cleaning cycle can be found in Jeff Burton’s hot photos, always for Kris Van Assche’s campaign.
In the TV series “Sex and the City” Miranda declares her love for Steve in the laundry room, while in “Eat, Pray, Love” it is in public that the relationship between Julia Roberts and James Franco is put under examination.
If we think hard, the choice of this location is not so unusual for the fashion, considering that in this non-place of passage we let glimpse our daily wrinkled armours, tricks and supports of our posture, to properly spruce them up.
Exposed and vulnerable we become potential objects of attention of innate voyeurs or flatterer judges, who will probably make us protagonists of an unwilling exhibitionistic game, at two steps from our intimacy, but so far from the contact. It is the mise-en-scene of the art of seduction.

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